Il divieto di essere bambini

infanzia(Illustrazione – Guido Scarabottolo)

Mi frulla da giorni per la testa una situazione che capita spesso in studio.

Ci sono adulti o giovani adulti a cui non è stato mai concesso di essere bambini, di vivere la spensieratezza di quell’età, del dover pensare solo a giocare e ad andare a scuola.

Che fine fanno questi “non-bambini”?

Queste persone, a cui per qualche motivo non è stato concesso di “fare i bambini”, crescono e a un certo punto la sofferenza, l’insoddisfazione verso la vita, li porta, nel migliore dei casi, a chiedere aiuto.

Sono individui a cui è stata “rubata” l’infanzia.

Quali i motivi?

  • Genitore/i con gravi patologie (dipendenze, disturbi psichiatrici, etc.)
  • Necessità economiche
  • Maltrattamenti in famiglia
  • Negligenza o incapacità a svolgere il ruolo genitoriale

Sono solo alcune situazioni che creano un pericoloso capovolgimento dei ruoli (genitore-bambino e bambino-genitore), per cui un bambino anzichè seguire le sue normali tappe di sviluppo, si ritrova a fare il genitore (accudisce, rimprovera, consola, etc.), con delle conseguenze che possono essere anche molto gravi e difficoltose da superare da adulto.

Questa forma di adultizzazione precoce non permette al bambino di sviluppare una propria identità, caricato da compiti e richieste genitoriali eccessive.

Le conseguenze da adulti?

  • Sono persone molto indipendenti e autonome, ma molto difese che si fidano poco degli altri
  • Hanno difficoltà prima pensarsi come genitori, ma anche a relazionarsi verso i futuri figli
  • Hanno difficoltà nel riconoscere i propri limiti
  • Hanno difficoltà a riconoscere le proprie esigenze e a metterle al primo posto
  • Portano con sè una grande ferita d’amore e un gran bisogno di essere riconosciuti
  • Si sentono sempre responsabili del/i genitore/i
  • Provano forti sensi di colpa nel venir meno al “compito genitoriale” affidatogli nell’infanzia/adolescenza

Queste persone, se arrivano dallo psicologo, possono essere aiutate nel diventare consapevoli e comprendere  il meccanismo famigliare in cui erano stati inseriti, a liberarsi dal senso di colpa e a costruirsi una vita autonoma e indipendente.

Vi siete immedesimati in questa descrizione? o Conoscete qualcuno che vive una situazione simile?

Scrivetemi o contattatemi:

tiziana.montalbano@hotmail.it

329 1761908

 

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