Lavoro: tra il resistere e l’es(im)plodere

mob

Ascolto molte storie ogni giorno, ogni persona ha una sua storia più o meno interessante, particolare, dolorosa e così via. Ma ci sono storie che rimangono dentro, che tracciano un solco e restano impresse.

Ultimamente rimango molto colpita da quelle storie di persone che hanno dato tutto sul posto di lavoro, che hanno buttato giù tanti rospi, che hanno resistito a ogni tipo di umiliazione pur di lavorare, perchè il lavoro per loro era, oltre che un sostentamento necessario, anche l’unica ragione di vita. Persone che adesso hanno perso il lavoro e non sono nemmeno, in parecchi casi, giovanissimi.

Mi riferisco a quella forma di “maltrattamento”, di vessazioni sul posto di lavoro chiamata mobbing, ma anche alle molestie sessuali sul lavoro, temute e taciute per paura di perdere il posto.

Ecco uno stralcio di conversazione:

Bastava che gli dicessi o chiedessi una semplicissima cosa con calma che si metteva a gridare..mi urlava contro le peggiori cose..ma lui era fatto così, tutti lo compativano..non riusciva a parlare con un tono di voce calmo, era sempre scorbutico e arrabbiato, si rivolgeva a me o agli altri colleghi con i peggiori dei modi e spesso faceva anche il viscido… Ho subìto e incassato per 15 anni, perchè il lavoro mi piaceva, ma quasi tutti i giorni tornavo a casa e piangevo e non riuscivo a reagire..”

La conversazione sopra descrive una tipica situazione di violenza psicologica agita sul posto di lavoro che col tempo logora, distrugge e può provocare seri danni al nostro benessere psico-fisico; prima cosa fra tutte và a ledere la nostra autostima.

Che cos’è il mobbing? che conseguenze comporta?

Uno dei principali studiosi del fenomeno, lo psicologo tedesco Arald Ege (1997, p.5), definisce così il mobbing:

Con la parola mobbing si intende una forma di terrore psicologico sul posto di lavoro, esercitata attraverso comportamenti aggressivi e vessatori ripetuti, da parte di colleghi o superiori. La vittima di queste vere e proprie persecuzioni si vede emarginata, calunniata, criticata: gli vengono affidati compiti dequalificanti, o viene spostata da un ufficio all’altro, o viene sistematicamente messa in ridicolo di fronte a clienti o superiori. Nei casi più gravi si arriva anche al sabotaggio del lavoro e ad azioni illegali. Lo scopo di tali comportamenti può essere vario, ma sempre distruttivo: eliminare una persona divenuta in qualche modo “scomoda”, inducendola alle dimissioni volontarie o provocandone un motivato licenziamento.” 

Si può parlare di mobbing se sussistono determinati criteri, ma come possiamo difenderci dai soprusi e dai “maltrattamenti”sul posto di lavoro?

Inoltre non è detto che il “mobber” sia il datore di lavoro (in questo caso si parla di Bossing), perchè potrebbe anche essere un collega alla pari.

Partiamo dal presupposto che sul posto di lavoro passiamo buona parte della nostra vita e proprio per questo motivo, dobbiamo cercare di vivere al meglio.

Non sottovalutiamo alcuni indicatori:

  • Insonnia
  • Alterazioni dell’appetito
  • Scarsa voglia di andare al lavoro
  • Ansia costante
  • Umore tendente al depresso

Se ci sentiamo tutti i giorni così al pensiero di tornare al lavoro forse non ci stiamo così bene e c’è qualcosa che non funziona a livello organizzativo e/o relazionale sul posto di lavoro.

Strategie praticabili:

  • Cercare un dialogo con la persona “conflittuale” potrebbe essere un primo importante passo
  • Cercare il confronto e non lo scontro
  • Attuare un comportamento assertivo (far valere le proprie opinioni, rispettando quelle altrui)

Se tutto questo non dovesse funzionare, credo che sia bene porsi una domanda:

Quanto ne vale la pena restare qui se ci sto così male?” e di conseguenza cominciare a guardarsi attorno alla ricerca di un nuovo posto di lavoro che possa farci vivere più serenamente.

Il problema odierno è, però, la mancanza di posti di lavoro, quindi comprensibilmente è difficile scegliere di lasciare un lavoro di punto in bianco.

Ma possiamo:

  • Puntare sulle nostre competenze (cosa so fare bene)
  • Puntare sui nostri punti di forza
  • Interrogarci sul nostro valore personale (Chiederci se ci meritiamo quello che abbiamo o possiamo aspirare ad avere di meglio per noi)
  • e..agire…

Se non riusciamo ad agire da soli, perchè non ce la facciamo, perchè non vediamo una via d’uscita, facciamoci aiutare da uno specialista.

Per maggiori informazioni: tiziana.montalbano@hotmail.it

 

 

 

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